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EMERGENZA CORONAVIRUS
 

Per Pontremoli quella iniziata lunedì 2 marzo è stata la settimana più difficile dal dopoguerra ad oggi. Gli ambulatori dei medici di famiglia? In quarantena. I vigili urbani? In quarantena. La banca? In quarantena. Il bar? in quarantena. La pizzeria? In quarantena. E il sindaco Lucia Baracchini? Alla settimana bianca


 
 
6 marzo 2020
 
Emergenza coronavirus a Pontremoli.
E il sindaco? È alla settimana bianca
 
La nave è in difficoltà grave e una città non ha bisogno di un sindaco-schettino che nel momento del pericolo abbandoni la nave lasciando soli i propri concittadini. La sensazione che attraversa molti pontremolesi è riassunta in una parola: tradimento. Di chi non vuole o non sa lottare per la propria città.
 
di Elisabetta Flasjman
 

Per Pontremoli quella iniziata lunedì 2 marzo è stata la settimana più difficile dal dopoguerra ad oggi. Gli ambulatori dei medici di famiglia? In quarantena. I vigili urbani? In quarantena. La banca? In quarantena. Il bar? in quarantena. La pizzeria? In quarantena. E il sindaco Lucia Baracchini? Alla settimana bianca. Ma andiamo per ordine.
Un settantenne di Pontremoli da giorni raccontava agli amici di avere accompagnato, il 16 febbraio, al Dancing Impero di Codogno (uno dei primi nuclei italiani dell'espansione del virus) i musicisti di un'orchestra di ballo liscio di cui è fan da sempre. Alcuni di questi musicisti, spezzini e lunigianesi, sono risultati positivi al coronavirus e sono in quarantena dal 26 febbraio.
A questo signore, che vive solo, molti conoscenti hanno raccomandato di starsene in casa.
Il settantenne però ha continuato a frequentare i locali pubblici, la banca, i bar, i ristoranti per molti giorni senza che qualcuno si occupasse di lui. Finchè lunedì 2 marzo, si è presentato all'ambulatorio dei medici di famiglia lamentando una crisi nervosa e febbre. Quindi il caos. Da lì è stato accompagnato con il 118 al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Pontremoli e poi ricoverato nel reparto di Medicina. E solo il 3 marzo (dopo che un infermiere, vedendolo, ha avvisato i medici che era noto che il paziente era stato a Codogno) gli è stato praticato un tampone da cui è risultato positivo al Coronavirus.
Comprendiamo benissimo che i medici e gli infermieri in questi giorni siano sottoposti a grandi situazioni di stress, ma chi ha il compito di tutelare la salute dei cittadini con adeguate misure di controllo e di prevenzione, dov'era? Dove erano le assistenti sociali? Di questo signore si è occupato solo un viglie urbano che gli ha parcheggiato l'auto fuori sosta, dopo essersi fatto dare le chiavi proprio mentre era ricoverato al Pronto Soccorso. Con il risultato di avergli parcheggiato bene l'auto ma di essere finito anche lui in quarantena.
Pontremoli è sempre stato un posto di frontiera tra l'Alta Toscana e le regioni del Nord. Nelle due ultime settimane sono molte le famiglie residenti nelle zone rosse della Lombardia, ma con origini pontremolesi, che sono tornate in fretta qui, nelle loro seconde case, spaventate dal virus che dilaga. I rapporti tra la Lunigiana e la Lombardia sono sono sempre stati stretti e frequenti. Da sempre si va a lavorare, a comprare, a ballare oltre l'Appennino, nelle province situate appena sopra Parma, come Lodi e Piacenza. Pertanto è naturale che comuni come quello di Pontremoli debbano essere sottoposti a qualche attenzione in più da parte di chi ha l'obbligo istituzionale di tutelare la salute dei propri cittadini, cioè il sindaco.
Ma Lucia Baracchini, sindaco di Pontremoli, in questa settimana, che storicamente è stata la più difficile, terribile, pericolosa degli ultimi sessant'anni, dov'era? Chiusa nel suo ufficio, come altre migliaia di sindaci italiani, a coordinare le misure da prendere in difesa dei propri cittadini?
No, durante questa settimana terribile, il sindaco di Pontremoli era tranquillamente (e ci risulta che ci sia ancora oggi) a sciare ad Ortisei, per una settimana bianca.
Lucia Baracchini non è mai stata un sindaca molto amata. È stata tollerata, nonostante tutto, perchè dietro il suo potere i pontremolesi intravedevano l'ombra di Enrico Ferri, il cui ricordo è ancora molto popolare nella considerazione della città e dei suoi cittadini.
Oggi però la nave è in difficoltà grave e una città non ha bisogno di un sindaco-schettino che nel momento del pericolo abbandoni la nave lasciando soli i propri concittadini.
La sensazione che attraversa molti pontremolesi è riassunta in una parola: tradimento. Di chi non vuole o non sa lottare per la propria città.

 


 
                         
 
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